Web 3D
Web 3D è un termine usato per indicare i contenuti 3D interattivi inseriti in una pagina HTML, visualizzabili da un comune browser attraverso un particolare Web 3D viewer. Si utilizza il concetto di Web 3D anche per indicare una possibile evoluzione del Web in cui viene abbandonata l'idea di…
Web 3D è un termine usato per indicare i contenuti 3D interattivi inseriti in una pagina HTML, visualizzabili da un comune browser attraverso un particolare Web 3D viewer. Si utilizza il concetto di Web 3D anche per indicare una possibile evoluzione del Web in cui viene abbandonata l'idea di pagina e ci si immerge in uno spazio tridimensionale interattivo.
Storia
Il primo linguaggio specificamente progettato per la descrizione di ambienti tridimensionali destinati al Web fu VRML (Virtual Reality Modeling Language). Introdotto nella metà degli anni Novanta, era un linguaggio testuale che consentiva di definire scene 3D, includendo geometrie, materiali, luci, punti di vista e semplici interazioni. Esso rappresentò il primo standard ampiamente adottato per la pubblicazione e la visualizzazione di contenuti tridimensionali sul World Wide Web, ponendo le basi per il successivo sviluppo delle tecnologie Web 3D. Era il 1994 quando Tim Berners-Lee e Dave Raggett, durante la prima conferenza annuale sul World Wide Web tenutasi a Ginevra, iniziarono a pensare ad un linguaggio comune che descrivesse gli scenari 3D e i relativi collegamenti con il Web. Nacque così la prima versione di VRML, un linguaggio di programmazione con l'obiettivo di consentire agli utenti di esplorare ambienti virtuali interattivi direttamente attraverso il browser, introducendo una nuova modalità di fruizione dei contenuti basata sulla navigazione in tre dimensioni.
Nonostante l'interesse iniziale e le elevate aspettative, la diffusione di VRML non raggiunse i risultati auspicati. Nella seconda metà degli anni Novanta numerose aziende investirono nello sviluppo di strumenti, browser plug-in e applicazioni basate su questa tecnologia, con l'obiettivo di favorire l'affermazione del Web tridimensionale. Tuttavia, tali iniziative non ebbero il successo previsto e molti progetti furono progressivamente abbandonati, determinando una fase di sostanziale stagnazione nello sviluppo del Web 3D. Le principali cause di questo insuccesso sono riconducibili a fattori di natura tecnologica, economica e industriale. Dal punto di vista tecnologico, gli ambienti tridimensionali richiedevano capacità di elaborazione grafica superiori a quelle comunemente disponibili nei personal computer dell'epoca. Le limitate prestazioni dell'hardware, unite alla ridotta larghezza di banda delle connessioni Internet, rendevano spesso difficoltosa la fruizione di contenuti tridimensionali complessi.
Un ulteriore ostacolo era rappresentato dall'assenza di un supporto nativo nei browser Web. La visualizzazione dei contenuti VRML richiedeva generalmente l'installazione di plug-in dedicati, condizione che costituiva una significativa barriera all'adozione della tecnologia da parte degli utenti e ne limitava l'integrazione con il Web tradizionale. A questi aspetti si aggiungevano la complessità degli strumenti di sviluppo e la necessità di competenze specialistiche, ancora poco diffuse tra i progettisti Web. Infine, la frammentazione del mercato e la limitata convergenza tra i principali produttori di software rallentarono la definizione e l'adozione di standard aperti e condivisi, contribuendo ulteriormente alla scarsa diffusione del Web tridimensionale nel corso degli anni Novanta.
Inoltre, a causa di quest'ultima condizione, molte aziende leader come Macromedia (successivamente assorbita da Adobe) hanno sviluppato un proprio standard sul quale basare le proprie applicazioni, introducendo quindi una competizione tra standard proprietari e quelli open source come VRML.
Alla luce delle difficoltà incontrate e della limitata diffusione della tecnologia, VRML sembrava destinato a un progressivo declino nel panorama delle tecnologie tridimensionali per il Web. Tuttavia, tale previsione non si concretizzò. L'interesse della comunità scientifica e degli organismi di standardizzazione contribuì infatti all'evoluzione del linguaggio, che costituì la base per lo sviluppo di nuovi standard destinati al Web 3D. Grazie alla nascita di un nuovo gruppo nel 1996, il VRML Consortium, successivamente denominato Web 3D Consortium si promosse l'uso di tale linguaggio in modo che fosse orientato verso il mercato. VRML venne successivamente evoluto in X3D (Extensible 3D), uno standard progettato per superare alcuni limiti del predecessore e garantire una maggiore interoperabilità con le tecnologie Web. Sviluppato dal Web3D Consortium e successivamente ratificato come standard ISO, X3D introdusse, tra le diverse possibilità di codifica, una rappresentazione basata su XML, pensata per favorire lo scambio dei dati tridimensionali e l'integrazione con gli ambienti software già diffusi nel Web.
La contrapposizione tra l'esigenza di definire uno standard aperto e interoperabile e gli interessi commerciali delle aziende, orientate allo sviluppo di soluzioni proprietarie (closed source), contribuì alla frammentazione del settore. La competizione tra differenti tecnologie e piattaforme impedì l'affermazione di un unico standard dominante, determinando la coesistenza di numerose soluzioni proprietarie sviluppate da aziende diverse. Numerose società iniziarono infatti a offrire servizi e applicazioni basati sulla grafica tridimensionale per il Web, spesso accompagnati da propri ambienti di visualizzazione (player) e formati proprietari. Questa frammentazione rese più complessa l'interoperabilità tra le diverse piattaforme e rappresentò uno degli ostacoli alla diffusione di un ecosistema Web 3D unificato. Ad esempio Adobe Flash (obsoleto dal 31 dicembre 2020) era in grado di creare animazioni 3D anche interattive con il plug-in Flash Player.
Di conseguenza, l'utente si trovava spesso nella necessità di installare numerosi plug-in e applicazioni client dedicate alla visualizzazione di contenuti tridimensionali, poiché la mancanza di uno standard unico per la rappresentazione e la fruizione del 3D sul Web comportava la dipendenza da differenti player proprietari.
MCMX

